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Usare i campi magnetici per stimolare la crescita delle piante: è una delle possibilità esplorate dalla ricerca in agricoltura. Tra le tecniche studiate c’è il magnetopriming , che consiste nell’esporre i semi a un campo magnetico prima della semina, con l’obiettivo di favorire la germinazione e il successivo sviluppo. Per valutare le potenzialità di questi trattamenti occorre però comprendere come le piante rispondano agli stimoli magnetici. Un nuovo studio dell’ Università di Torino aggiunge un tassello: anche la fotosintesi, il processo attraverso cui le piante trasformano la luce in energia chimica, risente delle variazioni del campo magnetico.
La ricerca, pubblicata su Scientific Reports , è stata condotta dai fisiologi vegetali del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, guidati dal professor Massimo Emilio Maffei . Gli scienziati hanno studiato Arabidopsis thaliana , una piccola pianta utilizzata come organismo modello nella ricerca vegetale, confrontando tre condizioni: il normale campo geomagnetico, un campo ridotto quasi a zero e uno più intenso.
Per osservare la risposta hanno misurato la fluorescenza della clorofilla , il pigmento che assorbe la luce e avvia i processi della fotosintesi.
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