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Immagine: UNITO — Otto, il giornale di UniTo

L’aumento di efficienza prefigurato dalle nuove tecnologie potrebbe accentuare le diseguaglianze e finire per frenare la crescita economica.

E se il problema non fosse più produrre troppo poco, ma non avere abbastanza reddito per consumare quello che produciamo? È uno dei paradossi che si profilano all’orizzonte dell’economia mondiale con l’avvento dell’intelligenza artificiale, una tecnologia che promette di rilanciare la produttività dopo decenni di crescita rallentata, ma che rischia anche di accentuare le diseguaglianze, concentrando la ricchezza nelle mani di pochi. Con una conseguenza apparentemente contraddittoria: una maggiore capacità di produrre beni e servizi potrebbe non tradursi in una crescita economica altrettanto sostenuta, se i redditi della maggioranza delle persone non aumenteranno abbastanza da alimentare la domanda.

“Se la scarsa produttività era quello che rallentava la crescita dell’economia, adesso con l’intelligenza artificiale la produttività potrebbe salire moltissimo. Ma il rischio è che manchi la domanda”. Lo afferma Ignazio Visco , governatore onorario della Banca d’Italia, che Otto ha intervistato a margine dell’ XI Einaudi Lecture , organizzata dal Dipartimento di Economia e Statistica “Cognetti de Martiis” insieme alla Fondazione Luigi Einaudi di Torino e al Festival Internazionale dell’Economia.

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