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Immagine: UNITO — Otto, il giornale di UniTo

Dalla diagnosi alla pianificazione degli interventi, l’AI apre nuove prospettive nella pratica medica.

Prevedere il decorso della malattia, leggere un esame, interpretare un referto: queste sono solo alcune delle situazioni in cui l’intelligenza artificiale entra nella pratica medica. La strada è ancora lunga e i limiti sono numerosi. La sensibilità dei dati sanitari e la difficoltà di ottenere evidenze scientifiche solide rappresentano ancora ostacoli importanti nell'applicazione dell'IA a una realtà clinica fatta di sfumature e di scelte interpersonali e multiparametriche. Ne abbiamo parlato con Fabrizio D’Ascenzo , cardiologo ed emodinamista, professore al Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino.

Gli algoritmi possono confrontare migliaia di casi clinici e dati, come se ad affiancare il medico ci fossero altri 70.000 emodinamisti virtuali nei momenti di scelta più complessi. “Nei prossimi anni l’intelligenza artificiale sarà fondamentale per refertare e interpretare molti esami, aiutando inoltre i medici a pianificare procedure complesse e a scegliere le tecniche diagnostiche”.

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